Adieu, 2013 – una specie di bilancio, e diversi grazie-

[AVVERTENZE: questo non è un post come gli altri. Non sputerò sentenze. Non sarò acida, né strappalacrime. In questo intervento dirò solo delle cose che mi riguardano. Se vorrete leggerlo, buon per voi]

Partiamo dal principio che, a differenza della maggior parte della popolazione mondiale che attende San Silvestro per scatenarsi manco le casalinghe frustrate l’8 marzo, io non amo i festeggiamenti del Capodanno: già dal 31 mattina vengo assalita da una malinconia irrefrenabile e da angosciose turbe esistenziali, che crescono sempre più con l’approssimarsi della mezzanotte e diventano iperboliche quando vedo Carlo Conti su Raiuno e sento “L’anno che verrà” di Dalla.

Fondamentalmente non amo il Capodanno per tre motivi:

1) comincio a pensare a chi vorrei fosse accanto a me e non c’è più;

2) comincio a chiedermi se tra 365 giorni saremo ancora qui, a stringerci intorno al televisore a fare il countdown, con chi saremo, a che punto della nostra vita saremo, a come ci sentiremo;

3) è TEMPO DI BILANCI.

Io detesto i bilanci, perchè, il più delle volte, quando il 31 dicembre vado a riguardare la lista dei buoni propositi che avevo stilato il San Silvestro precedente, mi rendo conto che ho lasciato inevase almeno i 2/3 delle cose che mi ero ottimisticamente proposta di fare (evergreen degli evergreen: DIMAGRIRE).

Il mio 2013 non è stato facile. Non ho avuto il contratto che speravo dall’azienda per cui ho collaborato per un sacco. Continuo ad avere epiche difficoltà a ottenere un riconoscimento economico per il lavoro che svolgo. Continuo a vivere in un’asfittica realtà (quella italiana) che a latitudini prossime al tropico del Cancro (ovvero a Messina) diventa irrespirabile; una realtà che ti costringe a fare 1000 lavoretti che nulla hanno a che vedere con quello che hai studiato, per riuscire a coprire quantomeno le spesucce personali.

Eppure all’attivo ho diversi successi, in questo 2013. Sono tra i fortunati che si ritrovano attorniati da persone meravigliose, che non fanno mai mancare affetto e supporto. Sono  tra gli iper-fortunati che non soffrono la crisi sulla propria pelle e che, grazie a Dio, hanno tutto ciò che desiderano e tutto ciò di cui hanno bisogno. Ho finalmente dato un senso a Chiacchiere da Paddock, da cui sono partite tante cose belle.

Ho aperto questo blog il 31 agosto 2012 e l’ho lasciato silente per un sacco di tempo. Allora non avevo idea di quanto frastagliata fosse l’informazione del mondo della Formula1. Non ero consapevole di quanto forti fossero invidie e conflitti al suo interno. Ignoravo che l’informazione tradizionale odiasse quella online, pur riprendendone spesso e volentieri i contenuti (precisi precisi, eh!) ammantandoli di quell’ineffabile aura di autorevolezza di cui spesso si fanno scudo coloro che hanno paura del cambiamento.

Non sapevo neanche che la conversazione sulla Formula1 nei social network fosse tanto dinamica quanto autoreferenziale; tanto banale e trash, quanto ragionata e profonda; nè che mi sarei tanto divertita a parteciparvi.

A marzo scorso ho ricominciato a scrivere su questo spazio; ho cominciato a capire come volevo che fosse strutturato; ho cominciato a promuoverlo. E da allora sono arrivati tanti sorrisi.

– Sono entrata a far parte del team di BlogF1.it.

– Ho partecipato alla premiere italiana di Rush come web-influencer – continuando a incarnare rigorosamente l’anti-fashion blogger: nella mia 3-giorni di trasferta romana, sui social mi sono vantata di aver divorato per lo meno una decina di paste della Cornotteria, non certo di avere graziosamente sbocconcellato un cup-cake (che, per la cronoca, ritengo essere uno sfregio infamante alla nostra pasticceria, così come le torte in pasta di zucchero).

Direttamente dal Red Carpet

Direttamente dal Red Carpet di Rush – serietà, prima di tutto

– Ho scoperto che c’è un pugno di fedelissimi che si diverte a leggermi.

 

Per cui oggi dico GRAZIE.

Grazie a questa decina di lettori fedeli, che mi hanno manifestato il loro divertimento e che spero continuino a farlo nel 2014.

Grazie a Davide Reinato, boss di BlogF1.it, che lo scorso maggio mi ha accolta nella redazione, affidandomi in pochissimo tempo enormi responsabilità (non ultime, le pagelle).

Grazie al fantastico gruppo di BlogF1, con cui, tra serietà e fancazzismo, trascorro la gran parte del mio tempo online (che è notevole): mi sembra di conoscervi da una vita, anche se non vi ho ancora incontrati di persona.

Grazie a tutti coloro che mi seguono su Twitter e Facebook: è davvero bello parlare con voi (e, ricordate, #preferivoHulk, semper).

Grazie, perchè è anche per voi che il mio sogno, quello di essere un po’ parte di quel fantastico mondo che è la Formula1, sta pian piano uscendo dalle brume dell’indefinibile.

Certo, al momento continuo a rimirare il paddock dal divano del mio salone. E probabilmente è lì che resterò vita natural durante. Ma sapete che vi dico? Chi se ne frega. Faccio qualcosa che mi piace, ed è questo ciò che conta.

Per cui, miei cari, per questo 2014 io vi auguro quanto segue. Che, a dispetto di una realtà che a 20 anni ci rende disillusi e disincantati, riusciate ad acquisire la consapevolezza che non bisogna aver paura di provare a trasformare quei castelli in aria che chiamiamo passioni e sogni in qualcosa di concreto. Magari falliremo. Ma se continuiamo ad aspettare che il cambiamento arrivi dal cielo, come la manna, resteremo fermi a guardare le liste di buoni propositi stilate ogni 31 dicembre. Per cui basta liste.

Nell’anno che verrà, io vi auguro di riuscire a capire cosa volete davvero. E poi vi auguro di avere la forza e il coraggio di provare a prenderlo.

Xo xo

Valentina