Dal Marina Bay, once more, with feeling..

..ma anche no.

singapore_circuit

Lo so, cominciare un post con questa botta di acidità gratuita è cosa che potrete non comprendere. Ma ho le mie ragioni.

I Gran Premi asiatici -escludendo Suzuka, che essendo circuito storico si salva in corner- hanno la capacità di scatenarmi un’insofferenza profonda. Perchè alcuni di essi sono irrimediabilmente noiosi. Perchè esistono al solo scopo di far arricchire Bernie Ecclestone. Perchè fanno pubblicità a rampanti tigri asiatiche e medio-orientali che puntano su un turismo esclusivo, che cerca di nascondere sotto il tappeto una realtà fatta di dittature -di nome e di fatto- e povertà. Perchè, svestendomi dei panni della moralista e vestendo quelli della sciovinista, semplicemente fanno fuori i templi europei della velocità. Ma i nuovi ricchi vivono fuori dall’UE e poichè la Formula1 segue il mercato del lusso, noi dobbiamo sorbirci ogni anno 8 gare in Oriente. E 4 (anzi, 5) sono quelle che arrivano ora: Singapore, Corea, Suzuka, India (e mettiamoci pure Abu Dhabi).

L’ho già detto che mi fanno antipatia i Gran Premi asiatici? Ok, la smetto.

marina bay

 

Benvenuti al Gran Premio di Singapore, meraviglioso (ehm ehm) circuito cittadino dove la gara si corre in notturna. E’ una circuito rognoso, dove fa un caldo boia (trenta gradi, umidità pazzesca); dove ci sono un sacco di curve lente (leggi = è difficile, difficilissimo superare); dove stanno soffrendo giornalisti e piloti perchè devono dormire di giorno e star svegli la notte (cosa che a me riesce benissimo anche a queste latitudini…); dove soffrirà l’impianto frenante delle vetture; dove soffriranno le gomme; e dove, molto probabilmente, soffriremo anche noi, in piena digestione domenicale, nel sorbirci una gara-trenino che – nella migliore delle ipotesi-  arriverà al limite delle due ore regolamentari.

man on the couchDue sono le cose che ci potranno salvare dal taglio di vene:

1) gli incidenti (abbastanza frequenti) con annesse entrate in pista della safety car che, soprattutto nelle prime due edizioni della corsa (2008 e 2009), hanno un po’ movimentato la gara;

2) l’imprevedibilità delle strategie. Perchè la Pirelli, per cercare di variare le prestazioni tra una mescola e l’altra, ha portato al Marina Bay mescole medie e supersoft.

pirelli a singapore

 

In realtà il poco entusiasmo con cui mi appresto a guardare questo Gran Premio è dato dalla situazione contingente di questo mondiale e dalle serie statistiche che vengono dal passato.

Sebastian Vettel giunge al Marina Bay Circuit con l’abissale vantaggio di 53 punti in classifica piloti su Fernando Alonso, quando mancano sette gare alla fine della stagione e dopo aver collezionato due vittorie a Spa e a Monza (rifilando peraltro 3-4 decimi al giro all’asturiano): piste che, sulla carta, erano congeniali alla F138.

siparietto - conf stampaSingapore, essendo circuito cittadino pieno di curve lente, necessita di un carico aerodinamico piuttosto pesante: assetto con cui la Ferrari, quest’anno, non ha mai brillato (leggi = con cui le ha prese anche da Lotus e Mercedes).

Le serie del passato portano pure malissimo. Sebastian Vettel ha vinto a Singapore sia nel 2011 (anno nel dominio Red Bull), che nel 2012: quello dell’anno scorso è stato il primo della serie di quattro trionfi asiatici (Singapore, Giappone, Corea e India) che gli hanno consentito di bissare una remuntada imperiosa su Alonso e di ipotecare il mondiale (che ha comunque vinto per un solo, miserrimo punto, nella pazza gara di Interlagos).

Singapore, lo scorso anno

Singapore, lo scorso anno

Con un vantaggio mostruoso e il pronostico tutto dalla sua, Sebbi porta a Singapore un mondiale 2013 addormentato, che solo un miracolo (un Gutierrez volante e impattante, un’inconfondibile fumata bianca, …) potrebbe riscattare.

Un erede per Romain Grosjean: Esteban Gutierrez va a fracassarsi sull'incolpevole Adrian Sutil -

Un erede per Romain Grosjean: Esteban Gutierrez va a fracassarsi sull’incolpevole Adrian Sutil –

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Sperando che il Gp di Singapore 2013 non finisca in fanfara per Sebastian, once more, with feeling…

– Non lo dico per partigianeria, ma perchè, dopo gli ultimi risibili botti del casco-mercato, se il mondiale finisce qui nelle prossime sei gare non avremo più molti buoni motivi per sacrificare la siesta domenicale

..vi lascio con una chicca che lascerà indifferenti i maschietti, ma farà sorridere le ragazze, risollevando questo post deprimente..

Che carini!

Che carini!

Lui si chiama Nick Hayes, ed è guru del marketing per la Williams, mentre lei, Kerry, è manager dell’ospitality Red Bull. Nick si è fatto trovare al traguardo con la proposta scritta su una pit board e ha accolto Kerry, che era reduce da una corsetta sul circuito, con un Yes o un No. La risposta la vedete sopra 😉

P.S. Caro fidanzato di chi scrive, prendi nota di questi spunti interessanti.

P.P.S. Il Trilogy lo gradirei comunque.