Gp di Germania 2013, alea iacta est?

“L’anno scorso siamo arrivati a Monza che avevamo una quarantina di punti di vantaggio su Vettel. Eppure abbiamo perso il mondiale. Ancora i giochi sono aperti”, disse Fernando Alonso qualche tempo fa (se non erro nella conferenza stampa di Silverstone). alonso2

Allora si trovava a -36 punti da Sebastian Vettel. Incontrovertibilmente, nel 2012 la seconda parte della stagione Ferrari è stata una discesa in picchiata condita da sfortunati eventi (leggi Grosjean a Spa), pari solo a quella di Lewis Hamilton nel 2007.

Oggi, dopo la trasferta tedesca, Fernando Alonso si trova a -34 da Sebastian Vettel e da Monza ci separa solo l’Ungheria. A parti invertite rispetto alla scorsa stagione, mi sembra che alla Ferrari manchi una cosa che la Redbull non ha MAI perso: la COSTANZA. Nei risultati. Nella direzione, in pista e fuori. Nel morale, e, quel che è peggio, anche nel supporto dei fan, che in Italia si sentono sempre teorici dei massimi sistemi e non perdonano mai neanche il più piccolo errore (leggo insulti irripetibili ai danni di CHIUNQUE -Alonso, Vettel, Massa, Domenicali- da parte di gente a cui augurei di calmare i bollenti spiriti prendendo a testate un cactus: lo sport non è cosa loro). La mancanza di continuità di risultati da parte della Rossa rende la scalata all’iride più ripida dello Zoncolan. E, a meno di mirabolanti imprese tecniche nella pausa estiva, tendo a pensare che il dado sia ormai tratto per questo 2013.

ilditino

E dopo il Gp di Germania 2013, corso nello storico circuito del Nurburg, la dimostrazione di come la costanza sia fondamentale in questo mondiale l’ha data Sebastian Vettel, vincitore, in patria e a luglio (un tabù sfatato) dopo lo stop di Silverstone. A Sebba non si può rimproverare nulla: dopo una partenza lampo agguanta la vetta della gara e, pur soffrendo perchè la Redbull non è aliena come lo scorso anno, si tiene dietro le due Lotus dei miracoli e taglian il traguardo in trionfo. Certo Adrian Newey ce l’ha solo la Redbull, non si può negare. Eppure, in un confronto con le prestazioni di Mark Webber, emerge chiaramente come il carattere e la stoffa contino ancora in questa Formula della post-modernità, nonostante le gomme, nonostante l’aerodinamica, nonostante i nostalgici delle sportellate di altri tempi. Insomma, anche se il ditino alzato non lo posso soffrire, tanti kudos per te, giovine Sebba. Non so se è la bibita, ma le ali ce le hai per davvero.

vettel si stona di redbull redbull mette le ali

 

 

 

 

 

La classifica finale del Gp di Germania è stata questa.

1. Vettel Red Bull-Renault
2. Raikkonen Lotus-Renault
3. Grosjean Lotus-Renault
4. Alonso Ferrari
5. Hamilton Mercedes
6. Button McLaren-Mercedes
7. Webber Red Bull-Renault
8. Perez McLaren-Mercedes
9. Rosberg Mercedes
10. Hulkenberg Sauber-Ferrari
11. Di Resta Force India-Mercedes
12. Ricciardo Toro Rosso-Ferrari
13. Sutil Force India-Mercedes
14. Gutierrez Sauber-Ferrari
15. Maldonado Williams-Renault
16. Bottas Williams-Renault
17. Pic Caterham-Renault
18. van der Garde Caterham-Renault
19. Chilton Marussia-Cosworth
Ritirati: Vergne Toro Rosso-Ferrari; Bianchi Marussia-Cosworth; Massa -Ferrari
podium
Cerchiamo però di capire cosa è emerso in questa calda domenica di luglio, mentre tutto il mondo stava a quattro di spade in spiaggia e noi folli invece attaccatti alla tv.
Redbull – Nessuno è alieno, in questo Circus (ma forse Sebastian sì)
Da buoni austriaci gli “odiati” (e invidiati) bibitari hanno portato nel Circus (come se già non ce ne fosse tantissimo) una vagonata di spirito teutonico: determinazione, precisione, innovazione, apparente imperturbabilità. Ma anche in casa Redbull si sbaglia. Così l’episodio “Oh my God!” n° 1 del Gp di Germania 2013 ce l’ha regalato il primo pitstop di Mark Webber. L’australiano viene fatto ripartire dal lollipop man prima che gli venga agganciata la posteriore destra. Il risultato è una ruota volante, meccanici dai riflessi da puma che la evitano in successione (ammettetelo, avete riso un pochino..!) e cameraman colpito (non gravemente, grazie a Dio).
cameraman colpito
Qui il video, con (miracolo) commento Rai.
Ma il giorno in cui la squadra non dà il 100%, ci pensano i piloti a fare gli straordinari. In partenza, quando infilano Lewis Hamilton uno per lato.
partenzaE poi in gara. Vettel che conduce autorevolmente dall’inizio alla fine, facendoci partecipi (nostro malgrado) di un’esultanza titanica. Webber, che dopo il tempo infinito passato ai box al primo pit, comincia una rimonta caparbia fino alla settima posizione. Una dimostrazione che Sebbi non è solo. Inchiniamoci (ma solo fino all’Hungaroring).
vettel
 
Ferrari – Io, corro da solo
Sembra invece solo in squadra Fernando Alonso. Solo contro un muretto quasi sconfitto nell’orgoglio, che a traguardo tagliato e con medaglia di legno al collo (del suo pupillo, certo non della squadra), afferma: “Oggi abbiamo dovuto correre in difesa”.  Solo contro un treno di gomme medie che lo inchioda nel primo stint su tempi alti, altissimi, rendendo vana la strategia della conservazione in qualifica, e lo costringe a fermarsi ai box molto, ma molto prima del previsto (dodicesimo giro). Solo a fronte di un Felipe Massa in caduta libera, da Monaco in poi: il brasiliano parte meglio di Alonso, guadagna una posizione, gira su tempi buoni. Ma, ancora una volta, si mette fuori gioco da solo e anzitempo, e senza apparente ragione.
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.. e nn veniteci a parlare solo di guasto tecnico. Trattasi di errore. Massa blocca le ruote posteriori in frenata, va fuoripista, e poi gli si ferma il cambio sulla quinta marcia e non può ripartire. Ma abbiamo dovuto aspettare più di tre ore, alla fine della gara, per conoscere questa versione dei fatti. Un silenzio che la dice molto lunga sull’imbarazzo per quanto accaduto. Perchè al quarto giro del Gp di Germania, e in una situazione iridata in cui la Ferrari è terza in classifica costruttori, non ci si possono permettere errori da novellini. Non dopo che si è reduci da 3 Granpremi consecutivi di incidenti, in prova e in gara. 
Alonso porta a casa, invece, la sua onorevole corsa di rimonta. Dopo aver cambiato il set di gomme maledetto, ricomincia a girare su tempi veloci, e si avvicina al terzetto formato da Vettel, Grosjean e Raikkonen. Lewis Hamilton, a rota con gli pneumatici, gli fa perdere quattro giri e otto secondi: saranno stati fondamentali alla bandiera a scacchi? Me lo chiedo ancora. Ma non ha senso pensare a quello che sarebbe stato. Perchè ci si è messa pure la safety car al 24esimo giro a remare contro, costringendo l’asturiano a rientrare ai box anzitempo (di nuovo) e annullando (di nuovo) il suo vantaggio strategico nei confronti degli avversari. L’ultimo treno di gomme, le velocissime (e delicatissime) soft viene infatti montato per forza di cose troppo presto rispetto a quanto previsto in origine e non può incidere al massimo. Negli ultimi giri il degrado si fa sentire: Nando sfiora il podio, ma non ha la meglio su Grosjean. Si porta casa però il giro più veloce della gara: magra soddisfazione, ma prova di orgoglio. La macchina in gara c’è (anche se continua a mancare in qualifica), il cuore e la tenacia non sono mai mancati, l’attaccamento al vessillo Nando continua a proclamarlo. Un messaggio preciso a tutti i detrattori (per giunta ferraristi) che lo vorrebbero in altri lidi, dove, magari potrebbe vincerlo sto benedetto mondiale.
zorro
 Lotus – Pirelli que pasion
Continua il mistero Lotus, che alterna gare opache e prestazioni stratosferiche. Raikkonen e Grosjean sembrano quasi poterlo fare lo scherzetto a Sebastian Vettel in Germania, perchè con le Pirelli instaurano un rapporto tutto speciale.
Il francesino, partito quinto in griglia, per quasi tutta la gara tiene un ottimo ritmo, restando quasi sempre davanti al più quotato compagno di squadra e appena dietro al tedesco.
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Arriva terzo, perchè Raikkonen sceglie una strategia diversa per l’ultima parte di gara. A differenza del francese e di Sebastian Vettel, Kimi riesce a ritardare l’ultimo pit stop fino al 50esimo giro senza compromettere i propri tempi sul giro – come hai fatto, maledizione?, quando, con sorpresa di tutti, monta gomme soft già usate, che però sulla vettura rendono benissimo (meglio di quelle di Alonso, che le ha nuove). Il finlandese si sbarazza di Grosjean e si piazza a segugio dietro Sebastian Vettel. Solo all’ultimo giro arriva sotto il secondo dal tedesco e può attivare il Drs: non è sufficiente. “Ci fosse stato qualche giro in più..” è stato detto a fine gara. Certo è che il finlandese guida con i guanti di velluto e sembra non soffrire in alcun modo del degrado delle Pirelli. La Lotus era contraria a cambiare le pZero, ma le esplosioni di Silverstone hanno reso più cogente la questione sicurezza in pista. La cintura in Kevlar delle gomme posteriori portate al Nurburgring sembra però non aver fatto male alle prestazioni del team inglese, anzi… Lamentati, se voi stari bonu (dicono dalle mie parti)
Formula One World Championship 2013, Round 8, German Grand Prix
Per la serie gli “e se…” – Kimi Raikkonen non si ritiene soddisfatto del suo secondo posto (quando lo vedrò ridere mi metterò a piangere…). Perchè, se non fosse saltata la comunicazione radio con i box, avrebbe potuto tentare un’altra strategia che lo avrebbe portato alla vittoria (forse..). Una strategia rischiosa, ma non poi tanto folle vista la resa delle gomme medie sulla sua Lotus. Il finlandese sostiene che avrebbe potuto arrivare in fondo con il set di Prime montate al 24esimo giro. Avrebbe voluto accordarsi coi box, ma non è stato possibile. Chissà…
Mercedes – Gli incostanti, capitolo 2.
Le Frecce d’Argento, in Germania, sembrano tornate alle idiosincrasie (mi sento troppo intellettuale a usare questo termine) di inizio stagione. Fulmini in qualifica, lumache in gara.
Mercedes al Nurburgring

Mercedes al Nurburgring

Stendendo un velo pietoso su quanto accaduto in Q2 a Nico Rosberg, peraltro irrilevante in gara (è giunto nono sul traguardo, per miracolo), ha lasciato perplessa anche la prestazione di Lewis Hamilton. Un disastro i primi due stint di gomme per l’inglese. Non bastasse essere stato bruciato in partenza, Hamilton viene sfilato da diverse vetture nei primi 24 giri: il degrado delle sue gomme è folle e i suoi tempi sono catastrofici. Vende comunque cara la pelle a Fernando Alonso, grazie a una velocità di punta superiore a quella Ferrari -e a un carattere che ben conosciamo (ce lo fate vedere in Ferrari, Luigino? Vi prego vi prego vi prego). La Safety Car lo aiuta: alla ripartenza, con vetture compattate e saltati un po’ gli schemi con i pitstop, trova finalmente il ritmo con gomme nuove. Sul traguardo giunge quinto. Caparbio, as usual.
McLaren – Mai inchinati, mai piegati, mai spezzati
Il motto della Casa Martell de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco (per i non-nerd che guardano solo il telefilm, più prosaicamente, Il Trono di Spade) si addice alla stoica scuderia inglese. Gli ultimi due Granpremi erano stati un disastro. Ma in Germania Button e Perez conducono una bella e onesta gara. 
buttonCi sono sportellate tra loro, come sempre (Perez si è battuto come un leone, ma stavolta il pilota inglese l’ha messo a posto), ma a pagare di più è la strategia di Jenson, che non parte con le Soft, ma su gomme medie. In pratica gli riesce quanto Fernando Alonso ha solo tentato: il suo primo pitstop arriva al 22esimo giro. La Safety Car annulla il vantaggio accumulato, azzerando i distacchi (e i suoi piani), ma il pilota inglese non molla: giunge sesto sul traguardo. Ottavo Perez. Quanta dignità.
La parola dignità non può farmi che pensare a Nico Hulkenberg. Senza stipendio da due mesi per la crisi finanziaria della Sauber, uno dei pochi piloti ad esser lì per meriti suoi e non per gli sponsor, Hulkenberg condivide il destino mio e di migliaia di giornalisti italici: lavora come un pazzo (e cerca di farlo bene) senza vedere una lira, per la gloria. Già solo per questo lo stimo.
Nico Hulkenberg

Nico Hulkenberg

Il tedesco parte decimo in griglia (ed è già un risultato, per la settima scuderia del mondiale) e giunge decimo sul traguardo. Un punto che è oro.

Scomparsi da questi schermi
1- Force India. Ma quanto si erano gasati nella scuderia indiana per aver scippato il quinto posto in classifica alla McLaren? Mai gongolare. Siano state le gomme, sia stata la pista, ma Di Resta, per la prima volta quest’anno, arriva sul traguardo a bocca asciutta. Undicesimo lui, tredicesimo Sutil. Battuta d’arresto o fine di un ciclo?
2- Vergne. Forse gli porto sfiga io: è la seconda volta che lo schiero al Fantaformula1, ed è la seconda volta che va a casa prima del tempo (ed è anche la seconda volta che mi affossa in classifica). Due ritiri in due Gp per il francesino che tanto era piaciuto in Canada e a Monaco. Proprio dopo l’annuncio che Webber a fine stagione lascerà un posto libero tra i Lattinari Senior. Al momento l’odiatissimo compagno di squadra Ricciardo, il sorriso più veloce del west, ha decisamente qualche chance in più. Ma mai quante ne ha Kimi Raikkonen (ve li immaginate i cazzotti con Vettel?). Per la cronaca, un mezzo disastro l’ha fatto anche Ricciardo: finisce dodicesimo, partendo sesto. Che vi pigghiau, figghiozzi?
OMG Moment numero 2 – Bianchi (e la sfiga)
Dirò solo tre cose: Motore fuso, incendio, pista in pendenza. Il resto è ormai storia.
Bianchi vettura in fiammebianchi1 bianchi2

No Jules. Nooooooo

No Jules. Nooooooo

bianchi3 bianchi4

Cosa emerge da questo Granpremio di Germania 2013?

– Che sarebbe il caso di inserire il freno a mano nelle vetture di Formula1

– Che se sei un meccanico ti insegnano a scansar le gomme volanti, ma se sei un cameraman devi arrangiarti

– Che le prestazioni in qualifica della Ferrari sono una iattura e sarebbe il caso di lavorarci

-Che le prestazioni in gara della Mercedes sono una iattura e sarebbe il caso di lavorarci

Che il segno di questa stagione è l’incostanza nei risultati di tutte le scuderie di vertice, tranne una: la Redbull. Non so se sia frutto di casualità, delle piste in cui si corre, del feeling che le macchine riescono a instaurare IN OGNI SINGOLO WEEKEND con le famigerate, ineffabili, inanerrabili PZero. Fatto sta che la Redbull c’è, gli altri no.  Viste queste considerazioni e quanto emerso dagli ultimi Granpremi, farò mie le parole del grande Giulio Cesare. ALEA IACTA EST. Ma spero di essere smentita.

british gp tyre