Michael Schumacher si ritira. 5 epic moments della sua carriera. E qualche lacrimuccia.

Questa settimana di F1-mercato è stata epica. Perchè la McLaren ha ufficializzato il passaggio nelle frecce d’argento del messicano tutto pepe (e costanza, tanto di cappello) Perez. Perchè i rumors su un interessamento della Ferrari per Nico Hulkenberg si fanno insistenti e ci stanno facendo attaccare come delle cozze a Felipe Massa (vi prego. Hulkenberg è uno sconosciuto. E più merluzzo di Raikkonen). Perchè “l’uccello in gabbia” (parole del buon vecchio ed elegante Damon Hill) Lewis Hamilton ha divorziato con la McLaren, scuderia che l’ha cresciuto e pasciuto, e ha così sfrattato Michael Schumacher, approdando in Mercedes. Schumi che sembrava poter tramontare in Sauber, ma che stamattina ha annunciato il ritiro.

Per quanto, da parte mia, non gli abbia mai perdonato il fatto di non aver voluto sostituire Felipe Massa nel 2009 (quando Felipe, povera stella, sull’Hungaroring si prese in testa una sospensione volante) salvo poi passare alla Mercedes l’anno dopo, Schumi lascia un vuoto. Perchè noi ferraristi eravamo affezionati al suo succo di mela annacquato. Ai suoi colpi di testa. Al suo italiano stentato, che manco Gerard Berger ci ha messo tanto a impararlo. Alla sua caparbietà. Al fatto che poteva essere ultimo in pitlane, ma la gara della vita te la potevi aspettare dietro a ogni curva. (Basta, la smetto, sono commossa). E Schumi se ne va dal Circus a fine stagione, lontano un record dalla PERFEZIONE: il massimo numero di Gp disputati. Se lo tiene stretto Rubens Barrichello, anche lui vecchia guardia del cavallino rampante. Prima ancora ce lo aveva un nostro connazionale, Riccardo Patrese.

Nel giorno dell’annunciato ritiro di Michael Schumacher, prevedibile (non poteva correre fino a 50 anni), ma comunque stracolmo di mestizia, voglio ricordare 5 momenti della carriera di Schumi, che, per la sottoscritta che ha cominciato a seguire la F1 dal 1995, sono stati particolarmente significativi.

5) Silverstone 1999. Avevo 12 anni, in piena fase tom-boy, a pranzo dalla nonna per l’onomastico del nonno con tutta la famiglia Brambilla. E me lo sono intossicato. Sembrava l’anno buono per aver la meglio sulla McLaren e sull’indimenticato Mika Hakkinen, avversario e vero signore.

Partenza, via. Una vettura rimane ferma sulla griglia. Bandiera rossa e partenza da rifare. Ma a neanche 10 secondi dalla comunicazione si vede un missile rosso schiantarsi contro gli pneumatici a protezione del guard-rail. Un bruttissimo incidente. Schumi tornerà solo per gli ultimi due Gp dell’annata, tentando in tutti i modi di favorire Eddie Irvine, suo secondo. Senza successo: il mondiale lo vincerà Hakkinen (p.s. quel giorno ho pianto come una disperata p.p.s. Girate lo schermo di 90°, grazie)

4) Spa 1998. Schumacher sanguigno, come piaceva a noi. E un po’ distratto. Scoprite perchè.

Ancora ci mangiamo le mani, perchè questo piccolo “incidente” fu una tegola sul mondiale 1998.

3) Monza 1998. Ero lì, in parabolica. Un posto tremendo per guardare il Gp, ma la vittoria è stata una delle più belle di sempre e io C’ERO, con il mio papino. . Su wikipedia, trovate la cronaca. Io vi posto solo il video dell’arrivo.

Quell’anno feci spendere a quel sant’uomo di mio padre 50mila lire (detto così sembrano bruscoli, ma, ai tempi, con poco più ti ci compravi un biglietto per vedere la gara dal prato) per acquistare una bandierona Ferrari. C’è ancora e ogni anno si vede l’ultimo Gp (di solito Interlagos) con me, sul divano. La bandiera. Ogni tanto c’è anche mio padre.

2) Spagna 1996. Macchina ancora molto imperfetta e inaffidabile, ma nelle condizioni più estreme, esce fuori il campione che la spunta su tutti. Anche su una Williams imprendibile. Cito Wikipedia:

“Michael, dopo essere partito male, facendo pattinare le gomme sulla pista allagata, fu protagonista di una incredibile rimonta guadagnando fino a 5 secondi al giro sui piloti di testa, superandoli ed arrivando al traguardo con un minuto scarso di vantaggio sul secondo in classifica finale Jean Alesi. Spettacolare fu il modo in cui il tedesco interpretò quella pista allagata, percorrendo i curvoni del circuito ad una velocità a vista d’occhio superiore a quella dei diretti avversari e con traiettorie che solo lui sapeva ed aveva il coraggio di percorrere.”

Fu la prima vittoria di Michael Schumacher dopo il suo arrivo in Ferrari. E da allora lo chiamarono il Re del Bagnato.

1) Suzuka 2000. Il titolo iridato torna a Maranello dopo la bellezza di 21 anni. Con un Gp di anticipo, e dopo una gara MAGISTRALE. Come il podio, su cui il nostro teutonico, quasi quasi, rischiò di intonare l’inno di Mameli.
Il Gran Premio

Il podio

So bene che ci sarebbero almeno altri 100 momenti memorabili da inserire. Ma è mezzanotte e domani ho la sveglia alle 6. Per cui concluderò con questo video, che riassume il Gp di Monza del 2000. Fu un Gp tremendo: un tecnico di pista ci lasciò la pelle. E Schumi mostrò un lato di grande umanità. A ricordarci che al di là di una vita corsa a 300orari, al di là dei milioni, al di là delle strafighe ai box e dei tweet inviati a tutte le ore per farsi vedere belli bravi e simpatici, al di là della imperturbabilità che tutti i piloti di F1 ostentano, ci sono pressioni a volte insostenibili. E persone. Grazie Schumi.