Monza e le rincorse mondiali della Ferrari. Schumacher 2000 vs Alonso 2013

Da un paio di giorni sono entrata in mood Monza: da inizio settimana ho cominciato a registrare con il My Sky quella fantastica rubrica, “Storie di Granpremio”, che Sky F1 propone in loop ogni giorno. E mi sono gustata ogni sera la sintesi di una gara diversa.

Tra queste non poteva mancare la fantastica vittoria di Michael Schumacher nel 2000.

Un assolo del Kaiser, senza se e senza ma, pur funestato da un bruttissimo incidente alla Variante della Roggia  in cui perse la vita un commissario.


GP Italia, Monza 2000 Partenza e incidente di Formula1Amarcord

Poichè fondamentalmente sono un’anziana 26-enne, ho cominciato a rimpiangere i tempi andati. Quelli in cui, bambina, cominciai a seguire fanaticamente la Formula1. La fine degli anni Novanta. Gli anni dell’attesa febbrile e sempre rimandata di un mondiale che non arrivava da 20 anni. Gli anni in cui la vittoria era un piacere, non una cosa dovuta. Gli anni in cui si stava meglio, nonostante si stesse peggio. Gli anni in cui certe gare ti entravano nella testa per non uscirne mai più …

– questa penso sia una questione di fosforo: mica sono cavolate quando dicono che le cose che apprendi da bambino non te le scordi più: ho rimosso in meno di 6 mesi 5 anni di matematica studiata al liceo, ma mi ricordo ancora a memoria “La mia sera” di Pascoli che ho imparato a memoria in quarta elementare-

…gli anni della scalata di Schumi, quando il muretto della Rossa e il suo pilota di punta diventarono un binomio inscindibile, una macchina da guerra tipo Vettel e la Red Bull oggi. Solo che Schumi, il fanatico della dieta che beveva succo di mela, ma che non avrebbe esitato a prendere a cazzotti David Coulthard, c’aveva quel pizzico di cuore e follia in più per i cui i tifosi andavano pazzi.

monza 2000

 

Ed è stato quasi naturale fare un confronto affettivo tra il Kaiser Michael Schumacher, che alle conferenze stampa post-gara prendeva in giro (e si faceva prendere in giro) da Mika Hakkine,n e il Matador Fernando Alonso, che lesina acidità abbastanza gratuite agli avversari e, più o meno ogni 15 giorni, provoca un attacco di gastrite al presidente Montezemolo.

Premettendo che fare confronti tra questi due personaggi è cosa insensata, perchè appartengono a due epoche diverse e hanno caratteri troppo differenti.

Tuttavia si può affermare, senza timore di poter essere smentiti, che i salti sul podio di Michael Schumacher Fernando Alonso non potrà MAI MAI MAI emularli. Schumi saltava troppo in alto.

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Poi ho notato un certo parallelismo tra la situazione psicologica con cui Michael Schumacher arrivò a Monza 2000 e quella con cui Alonso ci arriva oggi. Solo che Alonso, nel 2013, è al suo quarto Gp di Monza della sua quarta stagione in Ferrari, e sembra già aver esaurito la pazienza per agguantare questo titolo che scappa sempre all’ultima gara (tranne nel 2011…).

Mentre Schumi, quando conquistò quella che per me fu una delle sua vittorie più emozionanti, era alla sua quinta stagione di rincorsa. QUINTA. E ai tempi, al muretto, c’erano gli uomini dei miracoli: Jean Todt e Ross Brawn- Si, questo è un telegramma diretto ai facili detrattori del muretto della Rossa o a quelli troppo giovani per ricordare che la Ferrari ha atteso 21 lunghissimi anni per riprendersi un titolo piloti, di cui quattro con il Kaiser-

Sia Schumacher nel 2000, che Alonso oggi, hanno in comune il fatto di essere arrivati a Monza già dati per spacciati.

Certo la situazione in classifica e le forze in campo (soprattutto il ruolo giocato oggi da eventuali “terzi incomodi”, quali Raikkonen, Hamilton e Webber) sono sensibilmente differenti.

Schumi trovò a Monza 2000 la sua sesta vittoria stagionale e quasi annullò il gap in classifica da Mika Hakkinen: il distacco tra i due, prima del Gp d’Italia, era di appena 6 lunghezze, più o meno 18 punti odierni odierni. Allora mancavano solo 4 gran premi alla fine del campionato. Bisogna tuttavia considerare che Schumacher arrivava a Monza a pezzi, dopo tre mesi di digiuno e dopo la mazzata psicologica dell’incredibile sorpasso subito a Spa proprio da Hakkinen: sembrava che il finlandese avesse ipotecato il mondiale anche per quell’anno. E invece ci fu la prova d’orgoglio. E poi il trionfo a Indianapolis. E poi l’alba rossa di Suzuka. Tutti sappiamo come andò a finirel

Vabbò, prendetevi 10 minuti e guardatevi questo video. Kudos alla telecronaca di Gianfranco Mazzoni. – quanto era signorile Mika Hakkinen, quanto? –

 

Alonso quest’anno ha vinto appena due volte. Da Sebastian Vettel lo separa un’enormità consistente in 46 punti. Davanti però ha 8 gare. Tra di essere ci sono diversi circuiti cittadini, in cui si scenderà in pista con una vettura carica dal punto di vista aerodinamico:  condizioni in cui la RB9, quest’anno, se l’è cavata decisamente meglio della F138. Insomma Alonso sembra chiamato alla Missione Impossibile.

F1 Grand Prix of Belgium - Race

 

Se, come detto, un confronto tra i due basato su prestazioni e punti sembra comunque un vano esercizio, date le situazioni contingenti; un paragone sul diverso atteggiamento, in pista e fuori, assunto da Schumi a suo tempo, e da Alonso oggi, può essere interessante.

Schumacher arrivò a Monza inbronciato, ma con un patto di fiducia con il team che era assolutamente saldo. Certo io non posso ricordare cosa disse Schumi alla conferenza stampa dei piloti del giovedì nel 2000: allora non c’era Sky Italia, e la Rai era molto spartana nell’offerta televisiva.

Tuttavia so quello che ha suscitato in me la conferenza stampa di Alonso quest’oggi: DISFATTISMO. La percezione che, al di là delle frasi di circostanza, non sia scomparso, anzi si vada ad approfondire quel rumore di sottofondo che ormai è presente dalla fine della scorsa stagione in Ferrari: la frattura tra Alonso e il box. Alonso che dopo la grandiosa rimonta di Spa passa sul traguardo il più lontano possibile dal muretto. Alonso che in Ungheria dice che per il compleanno vorrebbe la macchina degli avversari.

Il Nando Nazionale è stato pazzescamente giulivo, questo pomeriggio, quando si parlava del suo nuovo acquisto, un team basco di ciclismo sull’orlo del crack…

.alo 1- conf alo 2 - conf

…e funereo quando si è tornati ad affrontare i due topic del giorno: aspettative per il granpremio di Monza e campionato 2013.

L’asturiano è stato tiepidino e assai poco entusiasta parlando del weekend in arrivo.

E per quanto riguarda il titolo, nonostante la solita solfa del “sono ottimista”, ha in soldoni invitato gli astanti a non farsi troppe illusioni: non ha importanza che la Ferrari spacchi a Monza, il problema sarà Singapore, quando “scenderemo in pista in configurazione da massimo carico deportante”. Il problema sarà arrivare sempre davanti a Sebastian Vettel in una situazione in cui “non è ottimistico pensare di poter vincere sia a Monza che a Singapore”. Sono sue parole.

Non lo nego: è sano realismo.

Ma il suo atteggiamento non è stato dei più carini. Come non è stato carino che i due ferraristi, mentre i colleghi indistintamente esaltavano il circuito brianzolo come il più emozionante dell’intero mondiale, abbiano detto proprio nella conferenza stampa di Monza che Suzuka è uno dei loro circuiti preferiti, e che il pubblico giapponese offre un’accoglienza fantastica.

Il pubblico giapponese????

Ma seriamente?

E ‘sta cosa la dite a Monza?

La stessa Monza roccaforte del tifo Ferrari, quella in cui gli appassionati scavalcano le recinzioni durante il giro d’onore,

quella in cui sotto il podio stendono il gigantesco cuore Ferrari?

keep calm and fai rifletti

Voglio dare a Massa e ad Alonso il benecifio del dubbio e pensare che si sia trattata di una gaffe. Una frase buttata lì per rispondere a una domanda fuori-contesto da parte dell’intemperante giornalista di turno.

La faccia di Alonso, in conferenza stampa

La faccia di Alonso, in conferenza stampa, oggi a Monza.

 

Io non so come finirà domenica. Non so chi vincerà.

Non so se Alonso, ad una eventuale prova orgoglio, affiancherà un sorriso sincero e una nuova comunione con chi gli sta intorno.

Ma visto il mood che sfoggia per ora, sono sicura che, comunque vada, non sarà come nel 2000. Sono sicura che queste emozioni non torneranno.