Perchè non condividere il video dell’incidente di Bianchi?

[AVVERTENZE, per chi non avesse letto la pagina Disclaimer: le opinioni espresse in questo post sono MIE e MIE SOLTANTO. Non rappresentano in alcun modo testate giornalistiche con cui ho il piacere e l’onore di collaborare]

Ieri pomeriggio, intorno alle 15.30, su Youtube è apparso un video che riprende lo schianto di Jules Bianchi, pilota Marussia, durante il Gp del Giappone.

jules bianchi incidente

Sono immagini agghiaccianti, che raccontano parte dell’incidente in maniera diversa da come ce lo ha descritto lo statement FIA di domenica. Il video è stato rimosso dopo pochi minuti dal social network su richiesta della FOM, che detiene il copyright di tutte le immagini relative alla F1. Ma pochi minuti sono stati sufficienti per far partire la condivisione virale online: non solo semplici utenti, ma numerose testate giornalistiche hanno condiviso il link. Facendo sollevare un polverone:

– è cominciata la caccia alle streghe degli opinionisti da divano, reputatisi in grado di valutare l’incidente e le relative colpe dopo appena 30 secondi di video sfocato e mal messo a fuoco; caccia alle streghe che vorrebbero estendere anche alla FOM, responsabile di avere “censurato” consapevolmente le immagini dell’incidente per coprirne le responsabilità;

– è partito un ampio dibattito circa l’opportunità o meno di diffondere le immagini.

 

Video si, video no?

In Italia molti giornali generalisti lo hanno schiaffato alla bell’è meglio in piena evidenza, con titoli urlati.

Anche diverse testate rilevanti del settore motorsport hanno scelto di condividere il video [tra cui qualche anima bella che di solito spara a zero sul sensazionalismo del web…], qualcuna cercando di pararsi le terga premettendo che “le immagini che vedrete potrebbero urtare la vostra sensibilità”.

C’è chi ha deciso di raccontare quanto si vede nel video, senza mostrarlo.

C’è chi ha criticato la FOM per la sua politica di gestione delle immagini.

C’è chi ha scelto di ignorare tutta la faccenda, non considerandola una notizia.

E’ il caso, soprattutto, del giornalismo anglosassone che, fedele probabilmente al principio dell’aletheia –il problema della verità intesa empiricamente come fatto “disvelato” e verificato attraverso diversi riscontri- in diversi casi (Autosport) ha deciso di bypassare a piè pari l’argomento.

 

Un punto di vista personale

Io non vi dirò cosa penso della dinamica dell’incidente o di come è stata affrontata la conseguente emergenza: credo che ci siano delle grosse responsabilità nella gestione di tutta la vicenda, da parte di diversi soggetti, ma non sono in grado di valutarle, nè di valutare l’incidente. Sono troppo pochi gli elementi a disposizione ed io, per dirla alla sicula, sono un “nenti miscatu cu nuddu” – un niente mescolato con nessuno- ergo non ho diritto ad avere un’opinione in merito a questa questione, non potendo essa essere corretta.

Vi dirò invece cosa penso circa l’opportunità che le testate giornalistiche condividessero o meno il video, perchè questa cosa rientra nel campo dell’etica professionale e, in quanto giornalista, mi ha punta nel vivo, generando in me tanti interrogativi.

Io ritengo che il video non dovesse essere diffuso. L’ho pensato a caldo, appena l’ho visto, e continuo a pensarlo, dopo averci riflettuto sopra. Credo che il video non dovesse essere mostrato per diverse ragioni, che stanno su due piani differenti.

Il piano legale

La FOM ha eliminato da Youtube il video perchè lo considera una sua proprietà intellettuale, come tutto il girato relativo alle gare di Formula1. Youtube pullula di video simili, girati con gli smartphone dagli spettatori a bordo circuito, ma in questo caso la società di zio Bernie ha probabilmente scelto di agire così perchè sin dall’inizio aveva stabilito di non mostrare le immagini dell’incidente, data la sua gravità.

In soldoni, chi ha pubblicato e condiviso il video, rischia di finire in causa con la FOM [n.b. giusto perchè lo sappiate, io considero detestabile e anacronistica la censura della FOM sul web]

Il piano etico

Ma, al di là della questione formale dei diritti televisivi, credo che il video non dovesse essere condiviso per una questione etica e deontologica.

Ho letto tanti utenti lamentarsi nei confronti di chi ha scelto di non condividere il video: “abbiamo diritto a sapere la verità”, “l’hanno pubblicato tutti, che senso ha che voi non lo pubblichiate?”.

Ed io chiedo a questi utenti: di quale verità si tratta? Io vedo un video sfocato e mosso, che mostra da lontano solo una certa angolatura DI UNA PARTE dell’incidente (non ne vediamo l’inizio) di Jules Bianchi.

Io non credo che quel video sia la verità (se mai la verità esiste..). Credo che quel video sia solo un punto di vista della verità dei fatti per come si sono svolti.

Un punto di vista ben lontano da quell’attendibilità e completezza che dovrebbe possedere la “verità sostanziale” che i giornalisti avrebbero il dovere di cercare.

Un punto di vista che, nella sua parzialità, è stato in grado di generare una montagna di supposizioni e accuse.

Un punto di vista che ha consentito di solleticare la pruriginosa curiosità dei profani che, se il caso, non hanno mai visto una gara di Formula1, ma hanno regalato numerosi click alle testate giornalistiche online – tanto bisognose di introiti pubblicitari..- pur di vedere un ragazzo di 25 anni guardare in faccia la morte con un bolide tra le mani.

 

E poi c’è l’altro lato della barricata. Molti colleghi hanno difeso la propria scelta di condividere il video appellandosi al diritto di cronaca. Beh, i numerosi seminari a cui la nostra categoria si sottopone regolarmente ci ripetono allo sfinimento una cosa: il diritto di informare e di essere informati è sancito dall’art. 21 della Costituzione. Ma la nostra Costituzione sancisce dei diritti fondamentali che sono sullo stesso piano di quello di cronaca: per citarne uno, il diritto alla riservatezza. Quella riservatezza e quel rispetto chiesti proprio ieri mattina dalla famiglia di Jules Bianchi.

Il diritto a non voler vedere e rivedere delle immagini atroci (e da questo punto di vista, mi sento di dissentire dall’opinione espressa da Franco Bortuzzo), magari in Prime Time, con i bambini, a tavola. Chiamatemi bacchettona. Ma personalmente ritengo che ci siano certe situazioni in cui il diritto di cronaca debba fare mezzo passo indietro.

So che molti colleghi non saranno d’accordo, ma il campo dell’etica è complicato, soprattutto quando si scivola nell’ambito della coscienza morale personale. Una coscienza che ognuno ha il diritto e la responsabilità di declinare come più ritiene opportuno.

 

Per concludere, è doveroso che la verità venga fuori. E’ doveroso che siano accertate le responsabilità dell’incidente di Bianchi e che si pongano in essere le condizioni per cui nessun altro pilota o stewart di pista debba rischiare la vita per un comportamento omissivo o incurante. Ma è giusto che la verità dei fatti venga fuori con i mezzi opportuni, nei tempi opportuni e con la giusta serenità. E l’inchiesta apposita aperta dalla FIA sull’incidente andrà certamente in questa direzione.

 

Credo siano molto condivisibili le parole di Alex Wurz, attuale presidente della GPDA, il “sindacato” dei piloti:

“Naturalmente, tutti vogliamo avere delle risposte, giungere a delle conclusioni e a delle soluzioni al più presto possibile. Tutti noi piloti capiamo e sentiamo il bisogno di un’investigazione e di una discussione sulla questione. Tuttavia non dobbiamo arrivare a conclusioni senza prima avere tutte le evidenze e le informazioni del caso, e senza avere avuto l’opportunità di sentire il punto di vista di altre parti coinvolte. Non dibatteremo su questo incidente finché non avremo raccolto tutte le informazioni. Raccomando ai piloti di astenersi da ogni tipo di dichiarazione pubblica sull’argomento. Discussioni di questo tipo e la ricerca di eventuali soluzioni dovranno essere fatte in un circolo chiuso, per assicurare il rispetto e la privacy alla famiglia di Jules, ma anche per assicurare che sia condotto al meglio un processo analitico. Abbiamo bisogno di dare agli esperti il tempo per analizzare tutto e, naturalmente, offriremo il nostro pieno supporto a tutte le autorità coinvolte in questo processo. Ma, anzitutto, vogliamo dare supporto alla famiglia e agli amici di Jules. Facciamolo nel modo migliore, senza infiammare discussioni che portano a conclusioni affrettate. I nostri pensieri vanno a Jules e alla sua famiglia”

#forzaJules #prayforJules

 

p.s. Siete riusciti ad arrivare in fondo a questo pippone pazzesco? Bravi! Ora scrivetemi sotto cosa ne pensate

p.p.s. Vi prometto che dal prossimo post tornerò ad essere fuffosa e cazzara come sempre.

@ValeCosta87

2 thoughts on “Perchè non condividere il video dell’incidente di Bianchi?

  1. L’ho letto tutto perché mi piace molto come scrivi e condivido spesso il tuo punto di vista. Ho visto anch’io quel video, in fondo lo condanniamo ma non abbiamo resistito alla tentazione di vederlo, e forse a queste conclusioni si finisce per arrivarci proprio dopo averlo visto. Colpe tante, senza dubbio. Punti di vista e opinioni diverse se trovi chi crede che sia un rischio che i piloti debbano mettere in conto. Ma, a prescindere dalle bandiere e dalle numerose polemiche (neanch’io sono in grado di valutare le responsabilità della vicenda), penso che in certe condizioni non si dovrebbe andare avanti per forza. Un pilota mette in conto il rischio che corre, ma in questo caso come si fa?! E si possono cercare, e trovare, anche le responsabilità, ma non si torna indietro… io guardo il sorriso di quel ragazzo e se penso alle sue condizioni attuali mi viene solo il magone.

  2. Visito per la prima volta il blog e vorrei rapidamente articolare il post che ritengo intelligentemente formulato e porre un interrogativo/critica.

    Totalmente d’accordo quando sia afferma come il video riporti solo (e solamente) un punto di vista della verità dei fatti. Ciò proprio perché il video è amatoriale, dunque, non ci da sufficienti informazioni utili per la ricostruzione esatta della dinamica. Non abbiamo informazioni circa lo stato della vettura e la visuale del pilota prima del fuori pista, la traiettoria effettuata, se c’è stato o meno aquaplaning, etc.
    Ecco, a questo potranno rispondere solo telemetria e altri dati registrati dalla scuderia, camera car e altre immagini della FOM.
    Quindi è vero che la pubblicazione del video ha portato alla nascita di diverse ipotesi e scenari.

    Di contro non condivido il pensiero sul piano etico della vicenda.
    Il campionato di Formula 1 viene trasmesso da decenni dalle TV di quasi tutto il mondo oltre che assolutamente fruibile dal vivo all’interno dei circuiti (previa acquisizione del biglietto).
    Non è quindi questo il caso in cui i piloti sono dei personaggi pubblici che gareggiano in un campionato pubblico che
    contempla anche dei rischi accettati dagli stessi piloti?
    Ho visto l’infiammarsi di questa discussione come il tentativo di imporre i concetti di rispetto e morale senza però valutare il quadro complessivo della vicenda.
    A parer mio è il contesto che fa la differenza, non si parla di un incidente di un individuo qualsiasi avvenuto all’incrocio sotto casa…

    Spero di non sembrare cinico, sono un semplice appassionato di F1, ma per me domenica è stata una pessima giornata e che inevitabilmente mi ha fatto pensare al mio primo ricordo della Formula 1, ovvero a quel 1° maggio 1994.

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