Salvate il soldato Hulkenberg

Lettera apologetica a Eric Boullier. I tanti motivi per cui la Lotus e la Formula1 non possono permettersi di lasciare a piedi uno come Nico Hulkenberg. Una riflessione sullo Zeitgeist del mondo dorato delle corse.

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Caro Eric Boullier,

boullier

Eric Boullier, Team Principal Lotus F1 Team

io lo so che le decisioni in Lotus non le prendi tu. Ma, poichè mi sembri sensibile all’argomento, sono certa che perorerai la causa che ti sottoponiamo a chi di dovere (ad esempio, al tuo patron Gerard Lopez, proprietario della Genii Capital, che, mettendo la moneta, manda avanti la baracca).

Salva Nico Hulkenberg.

hulkenberg smile

Questa è una preghiera che viene dalla sottoscritta e da uno stuolo assai nutrito di persone che seguono la Formula1: dal comitato #preferivoHulk -che su Twitter sponsorizzava con il suo sincero entusiasmo il pilota tedesco quando ancora il ritorno di Kimi Raikkonen in Ferrari era in forse- ai nostalgici che ancora credono che il talento, in questo mondo infame regolato dai soldi, possa bastare per avere una possibilità.

Nico Hulkenberg, faccia pulita e sorriso simpatico, ha 26 anni e capacità innegabili. Purtroppo per lui, non ha grossi sponsor alle spalle a pagargli il sedile.

Certo non è Sebastian Vettel. Ma l’anno scorso è riuscito a portare una sconosciuta Force India al quarto posto a Spa e al quinto ad Interlagos. Quest’anno, con una Sauber-caffettiera, è riuscito a ottenere un eroico quinto posto a Monza. Per non parlare della stupefacente quarta piazza di cinque giorni fa, in Corea. Hulkenberg, sfruttando una trazione in curva da paura, si è tenuto sul groppone per la maggior parte della sua gara due tipini come Fernando Alonso e Lewis Hamilton.

nico hulkenberg si tira dietro il gruppone

Una dimostrazione ulteriore del suo talento? I suoi trentuno punti in classifica contro lo zero spaccato del suo compagno di squadra, Esteban Gutierrez, pupillo Telmex meno che evanescente.

gutierrez hulkenberg

Nico Hulkenberg, però, non ha ancora un contratto per il campionato 2014.

Scaricato preventivamente dalla Ferrari senza nemmeno un grazie per il ben più blasonato Kimi Raikkonen (a firmare il contratto era stato soltanto lui, mica il Cavallino Rampante); alla McLaren gli hanno preferito Perez, perchè pesa meno (e il prossimo anno quella della “stazza” dei piloti sarà una variabile importante) – e perchè il messicano è “pagante” tanto quanto Gutierrez.

Nico Hulkenberg, dunque, rischia di restare a piedi la prossima stagione. Un peccato capitale.

 

Io ho solo 26 anni e non posso sapere per diretta esperienza come fosse la Formula1 del lontano passato, ad esempio quella dei Lauda e degli Hunt rappresentati nel film Rush. Ho però la fortissima impressione che, allora, il cuore di questo grande sport fosse davvero fatto di ragazzi fortissimi e decisamente pazzi, che rischiavano -assai più di oggi- la vita per rincorrersi in un circuito, seguiti da uno stuolo di appassionati che sognava insieme a loro.

Ho la sensazione che già allora la Formula1 stesse perdendo un po’ del suo spirito – a cominciare da quel Gp del Giappone del ’76 corso per forza, nonostante il nubifragio, perchè Bernie Ecclestone ne aveva venduto i diritti televisivi ..

lauda hunt sensazioni - fotografia

Fino a diventare il mondo che è oggi. Una competizione in cui le corse sembrano contare assai meno di tante altre variabili.

Una competizione in cui il patron (lo zio Bernie di cui sopra) sceglie i tracciati da inserire in calendario in base al mero tornaconto economico, tanto da arrivare a mettere in dubbio templi della velocità come Spa e Monza; in cui è sempre lui a spingere per la riconferma di piloti che, trasformati dal tempo e dalle vicende nell’ombra di loro stessi (leggi= Felipe Massa), potranno allargare o mantenere il suo lucroso mercato dei diritti televisivi.

Bernie Ecclestone, il "proprietario" della Formula1

Bernie Ecclestone

Una competizione in cui i piloti giovani, molto spesso, non vengono scelti dalle serie minori perchè bravi, promettenti o talentuosi, ma perchè “pay driver” (siano essi figli di papà, come Max Chilton, o sponsorizzati da colossi dell’economia e della finanza, come Esteban Gutierrez o Romain Grosjean). Un male che sembra necessario in tempi di crisi: sono questi miliardi a salvare le scuderie di seconda fascia (e non solo…)

 

E’ una Formula1 che, a noi appassionati, piace sempre meno: perchè è sempre più controllata e monitorata da dei ex machina che interferiscono un po’ troppo nel “gioco”; perchè è sempre più artefatta nella lotta in pista e nel confronto fuori da essa; perchè è sempre più un affair per turisti di alto livello -e tasche profonde- e sempre meno una passione sportiva per tutti.

E’ pur vero che noi, folgorati che ci alziamo in piena notte per vedere delle prove libere, non smuoviamo il business. Noi non siamo i vip di turno ospitati nelle location più esclusive.

Ma è anche vero che è il nostro entusiasmo di “not important person”, di gente che non entrerà mai neanche per sbaglio in un Paddock, a creare quell’alone di magia che sembra materializzarsi ogni volta che si dice “Formula Uno”.

la marea rossa

E noi, la marea di “Signori Nessuno” che ancora credono nel sogno della velocità e del talento, noi non possiamo perdere uno come Nico Hulkenberg.

Dunque, caro Eric Boullier, noi appassionati oggi intercediamo per lui. Perchè Hulkenberg sembra incarnare una speranza. La speranza che la Formula1 che amiamo, – quella dei campioni (i vari Schumi, Hakkinen, Hamilton, Vettel, Alonso, Raikkonen, ecc ecc), ma anche quella dei giovani bravi che hanno la possibilità di dimostrare quanto valgono, anche se figli di nessunosia ancora viva e vegeta.
Nico Hulkenberg

Nico Hulkenberg

Salvate il soldato Hulkenberg.

Lo sappiamo che la Lotus in cattive acque. Lo sappiamo che la scelta più saggia sarebbe prendersi Felipe Massa, sponsorizzato da Bernie Ecclestone, a sua volta solleticato dai soldi che la tv brasiliana Globo sarebbe disposta a stanziare per tenere almeno un brasiliano in Formula1.

Ma lì, a Enstone, siete caricati di una responsabilità: rischiare, scegliendo un pilota giovane che può ancora crescere; o optare sull’usato -non garantito, ma pagato- e dare un’ ulteriore coltellata a una Formula1 che è sempre meno sport, e sempre più business.

"Lascio ora e definitivamente perché - nel mondo della F1 - l'uomo non conta più!", James Hunt, 1979

Lascio ora e definitivamente perché – nel mondo della F1 – l’uomo non conta più!“- James Hunt, 1979

PROFETA.